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Prima che chi
non sia particolarmente appassionato delle CLAMP cambi subito pagina, lasciate
che vi dica la cosa che più salta all’occhio sin dalla prima pagina di questo
manga: Clover si distacca radicalmente dal classico stile delle quatto autrici.
La mano delle CLAMP è immediatamente riconoscibile, ma allo stesso tempo per
questo particolare fumetto esse hanno cambiato tecniche di disegno e narrative.
Al posto delle pagine ricolme di immagini, fondali e ornamenti, qui troviamo
poche, spesso piccole vignette su sfondo interamente bianco o nero, disposte
nella tavola con geniali accorgimenti di grafica che suggeriscono i ritmi della
storia. Si perde l’abbondante uso di quelle infinite gradazioni di retini che
sembravano rendere le figure di X, RG Veda o Card Captor Sakura quasi
tridimensionali e in movimento, in favore pressoché unicamente del bianco e
nero. Un tratto nitidissimo, pulito, ricco di piccoli particolari, ma anche
arioso e suggestivo nei fondali non fa affatto rimpiangere l’altro stile CLAMP;
anzi, in Clover i netti e sapienti passaggi tra ombra e luce rendono forse ancor
più vere le immagini.
E la tecnica narrativa segue quella grafica: i pochi dialoghi, scarni e come
spezzati, ma ricchissimi di significato, riescono a descrivere con immediata
chiarezza e profondità idee, sentimenti, situazioni.
Uno stile, insomma, molto diverso da quello che ci aspetteremmo dalle CLAMP, ma
estremamente affascinante e, credo, apprezzabile anche per chi di solito non
frequenta queste autrici o addirittura i manga in generale. Un’opera veramente
unica. |